Microplastiche: la storia della piccola tartaruga marina Penny

La storia della piccola tartaruga marina Penny svela i gravi rischi delle microplastiche: appena nata ha ingerito frammenti di plastica, simbolo dell’inquinamento che minaccia gli oceani e mette in pericolo la specie Caretta caretta e molti altri animali marini.

La magia della schiusa delle tartarughe marine

La nascita delle piccole tartarughe marine è uno degli spettacoli più emozionanti che la natura possa offrire. Quest’anno i social hanno raccontato numerose schiuse di tartaruga marina sulle spiagge italiane, con Calabria e Sicilia in prima linea.

Anche altre regioni hanno registrato nuovi nidi: un segnale positivo del lavoro di tutela svolto dai Centri di Recupero Tartarughe Marine e dai ricercatori per proteggere la specie Caretta caretta.

Penny, la piccola Caretta caretta, sulla bilancia nel giorno in cui è stato soccorso.
Penny, la piccola Caretta caretta, sulla bilancia nel giorno in cui è stato soccorso.

L’incontro con Penny, una piccola Caretta caretta

Nonostante i progressi, la realtà dell’inquinamento marino da plastica resta drammatica. Lo dimostra la storia di Penny, un neonato di Caretta caretta lungo solo 6 cm e dal peso di 17 grammi.

Avvistata in difficoltà sulla battigia a Messina, Penny è stata recuperata grazie alla Capitaneria di Porto di Messina e affidata al nostro team di Blue Conservancy, che l’ha portata al Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone (RC).

Un caso molto diverso dal solito

Di solito i piccoli arrivano debilitati a causa di mareggiate o maltempo e, dopo un breve ricovero, tornano in mare. Ma per Penny non era così: il suo minuscolo stomaco era pieno di microplastiche.

I 14 frammenti di plastica espulsi da Penny durante la degenza all'ospedale delle tartarughe marine di Blue Conservancy
I 14 frammenti di plastica espulsi da Penny durante la degenza all’ospedale delle tartarughe marine di Blue Conservancy

14 frammenti di plastica dura

Dopo giorni di monitoraggio e alimentazione controllata, nella sua vasca sono comparsi minuscoli frammenti di plastica colorata.

In totale, 14 pezzi di plastica dura sono stati espulsi dal suo corpo fragile. Per il nostro team, abituato a trovare plastica nello stomaco di tartarughe adulte o giovani, vedere un neonato in queste condizioni è stato sconvolgente.

Volontari di Blue Conservancy poco prima del rilascio di Penny.
Volontari di Blue Conservancy poco prima del rilascio di Penny.

Il lieto fine: Penny torna in mare

Grazie alle cure, Penny ha espulso tutta la plastica e in pochi giorni è stata liberata nuovamente in mare.
La sua storia, però, è un monito sul pericolo dell’inquinamento da plastica negli oceani.

Plastica e tartarughe marine: dati e ricerche

Una recente ricerca della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) in Tasmania rivela che: Bastano 14 pezzi di plastica perché una tartaruga abbia il 50% di probabilità di morire.

Il 54% dei neonati e il 23% dei giovani ha ingerito plastica, contro il 16% degli adulti. Gli scienziati hanno trovato da 1 a 329 frammenti di plastica nello stomaco di tartarughe marine studiate.

Un problema in rapida crescita

Secondo un rapporto del governo britannico, la plastica negli oceani potrebbe triplicare entro il 2025, raggiungendo 150 milioni di tonnellate.

A livello globale, circa il 52% delle tartarughe marine ha ingerito plastica, ma gli esperti ritengono questa cifra una sottostima.

Un appello per il futuro degli oceani

La plastica rappresenta una minaccia per quasi 700 specie marine, e le tartarughe sono tra le più colpite.

Nonostante i successi individuali come quello di Penny, solo un’azione collettiva potrà ridurre l’inquinamento e garantire la sopravvivenza della tartaruga marina Caretta caretta e degli ecosistemi oceanici.