Come è noto, affinché un dato possa essere considerato scientificamente valido, è necessario che venga raccolto in modo continuativo nel tempo. Il progetto MABB è stato avviato solo nel 2023, e la stagione appena conclusa rappresenta il secondo anno di raccolta dati.
Tuttavia, nonostante il breve periodo di osservazione, i risultati sembrano confermare ciò che sospettavamo fin dall’inizio: la riduzione dei livelli di biodiversità è causata dalla forte pressione di pesca nell’area confinante con il Parco Marino.

Come è nato questo progetto?
Il nostro lavoro ventennale con le tartarughe marine, la nostra esperienza diretta in mare e le numerose testimonianze di cittadini e pescatori locali concordano sul fatto che, negli ultimi trenta/quarant’anni, la presenza di pesci nell’area di riferimento si sia ridotta drasticamente.
Basta un’immersione per rendersi conto della scarsità di pesci in un’area tutto sommato poco popolata, dove non sono presenti grandi porti né pescherecci di grandi dimensioni. Persino la piccola pesca è ormai ridotta a poche unità, gestite da pescatori che ancora vivono di questo mestiere.
Partendo da queste osservazioni, che naturalmente non hanno valore scientifico, abbiamo deciso di avviare un progetto di monitoraggio. Il nostro obiettivo è raccogliere dati per verificare e confermare questi sospetti, utilizzando la metodologia BRUV, che riteniamo tra le più efficaci per ottenere risultati affidabili.
Quali sono le problematiche?
Il Parco Marino Costa dei Gelsomini si trova lungo il tratto ionico reggino, tra Punta Spropoli e Capo Bruzzano. Si tratta di un’area di particolare interesse naturalistico, tra le più importanti d’Italia per la nidificazione della tartaruga Caretta caretta, ma anche per le sue acque basse, ricche di praterie di posidonia, che costituiscono un habitat ideale per numerose specie di pesci e altri organismi marini.
Come evidenzia la mappa, purtroppo, l’area si sviluppa su un pianoro di sedimenti sabbiosi che forma una sorta di gradino geologico e si estende da Palizzi a Bianco per circa due miglia dalla costa. Questo pianoro poi precipita bruscamente nel blu dello Ionio, raggiungendo profondità che, in poche miglia, arrivano anche a 1500–2000 metri.

Queste caratteristiche geologiche risultano favorevoli per i pescherecci che praticano la pesca a strascico. Le imbarcazioni possono operare a profondità comprese tra i 50 e i 100 metri senza particolari difficoltà e con uno sforzo relativamente contenuto.
Qual è il problema? Il problema è che l’area soggetta a questo tipo di pesca è estremamente limitata: facendo un calcolo con un software satellitare, si tratta di appena 130 km².
Questo significa che le specie che vivono sotto costa non hanno il tempo necessario per riprodursi, a causa di un fenomeno di sovrasfruttamento (overfishing). Ecco perché, immergendosi nel Parco Marino Costa dei Gelsomini, si nota subito una scarsità di pesci.
Quali sono le novità nell’analisi dei dati della seconda stagione?
Nella raccolta dati sul campo non è cambiato nulla: abbiamo utilizzato lo stesso metodo della stagione precedente e i siti di monitoraggio sono rimasti invariati. Le differenze riguardano le analisi: abbiamo incrociato i nostri dati con quelli della Global Fishing Watch, che raccoglie informazioni sulle attività di pesca in tutto il mondo.
Che cos’è Global Fishing Whatching
Global Fishing Watch è un’organizzazione che si pone come obiettivo principale il miglioramento della governance degli oceani, promuovendo una maggiore trasparenza delle attività umane in mare. Realizza e condivide pubblicamente mappe interattive, dati e strumenti di analisi per supportare la ricerca scientifica e favorire un cambiamento nella gestione dei nostri oceani.
I dati vengono raccolti attraverso il sistema VMS (Vessel Monitoring System) e tramite analisi satellitari. Queste informazioni vengono archiviate in un database storico e messe a disposizione per consentire ricerche scientifiche di diversa natura.
La nostra analisi
La mappa che segue è stata estratta dalla piattaforma e confronta la pressione di pesca esercitata da alcuni pescherecci che operano regolarmente nell’area di riferimento. I dati si riferiscono al periodo compreso tra gennaio 2020 e dicembre 2024.
Come si può osservare dall’animazione, a partire dal 2020 lo sforzo di pesca è aumentato costantemente, fino a raggiungere le 7.898 ore di attività nel 2024, rispetto alle 3.566 del 2023 e alle 2.342 del 2022. Questo incremento ha ricadute significative sulle nostre indagini, condotte con metodologia BRUV, e naturalmente sull’intero ecosistema marino.
Senza contare che, in questa analisi, non sono inclusi tutti i dati relativi alla pesca di frodo. Più volte abbiamo potuto constatare che alcuni pescherecci, per pescare a profondità inferiori a quelle consentite, spengono la Blue Box, il sistema di bordo per il monitoraggio della posizione.

Anche se all’inizio del progetto ci eravamo posti l’obiettivo di raccogliere dati fino al 2025, già con sole due stagioni di monitoraggio possiamo affermare che i nostri sospetti riguardo al calo delle specie ittiche nell’area di riferimento non erano affatto infondati.
A giugno 2025 ripartiremo con le sessioni di monitoraggio sul campo e, molto probabilmente, verranno apportate alcune modifiche alle attrezzature. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo.