Lo squalo azzurro (Prionace glauca)

Lo squalo azzurro (Prionace glauca), più comunemente conosciuto come verdesca, è una delle specie di squali più affascinanti e diffuse al mondo ma anche tra le più minacciate.

Il signore degli oceani

Il nome “squalo azzurro” non è casuale, ha una colorazione dorsale blu intenso e metallico, unica tra gli squali. Caratterizzato dal suo corpo slanciato, con le pinne pettorali molto lunghe e sottili, spesso tanto da sembrare “ali”, è noto per la sua eleganza e velocità e, nelle brevi distanze può raggiungere fino ai 60 km/h. Sebbene non rappresenti una minaccia significativa per l’uomo, è invece lui a essere in pericolo a causa della pesca eccessiva.

Distribuzione nel mondo

La verdesca ha una distribuzione cosmopolita: si trova in tutti gli oceani temperati e tropicali, dal Pacifico all’Atlantico, dall’Indiano al Mediterraneo. Predilige acque profonde tra i 100 e i 600 metri, ma passa molto tempo anche in superficie, soprattutto di notte.

Distribuzione nel Mediterraneo

Lo squalo azzurro è una delle poche specie di squali pelagici ancora relativamente comuni nel Mediterraneo, anche se in forte declino. Abita le acque aperte (pelagiche), lontano dalla costa, e può essere avvistato in tutte le aree principali del Mare Nostrum.

È distribuito in tutto il bacino Mediterraneo, ma è più abbondante nelle zone centro-meridionali e occidentali tra cui il Mar Tirreno; Mar Ionio; Canale di Sicilia; Mar Ligure; Mar di Alborán (tra Spagna e Marocco); Grecia e coste della Turchia (soprattutto zone più profonde).

Il suo habitat preferito è generalmente lontano dalla costa, ma può avvicinarsi nelle aree dove la piattaforma continentale è stretta e il fondale scende rapidamente. Preferisce acque temperate, con profondità tra i 100 e i 600 metri, ma si può spostare anche più in profondità.

La presenza dello squalo azzurro varia in base alla stagione e alla temperatura dell’acqua. Le femmine gravide tendono a migrare verso zone più calde e ricche di plancton e piccoli pesci, spesso vicino alle coste, per partorire. In estate è più facile osservarli nel Tirreno meridionale, nel Canale di Sicilia e lungo alcune coste dell’Italia meridionale.

Biologia e caratteristiche

Lo squalo azzurro appartiene alla famiglia Carcharhinidae. Ha un corpo affusolato e idrodinamico, con grandi pinne pettorali e un muso lungo e appuntito. La colorazione è azzurra sul dorso e bianca sul ventre, un adattamento utile per il mimetismo nel mare aperto. Può raggiungere i 3-4 metri di lunghezza, con i maschi generalmente più piccoli delle femmine.

Dimensioni e crescita

Gli squali azzurri possono vivere fino a 20 anni. Alla nascita misurano circa 20-40 cm, ma crescendo possono superare i 3 metri, con alcuni esemplari eccezionali che raggiungono i 4 metri e oltre 200 kg di peso.

Temperatura corporea

Pur essendo uno squalo a sangue freddo, lo squalo azzurro è in grado di modificare leggermente la temperatura del corpo grazie a un sistema di vasi sanguigni che riduce la dispersione di calore. Questo gli permette di nuotare in acque più fredde senza perdere agilità.

La pelle

La pelle dello squalo azzurro è ricoperta di scaglie dermiche, microscopiche strutture simili a denti che riducono l’attrito con l’acqua, migliorando l’idrodinamicità. Questo gli consente di nuotare in modo più efficiente e veloce rispetto ad altri squali.

Squalo azzurro (Prionace glauca), più comunemente conosciuto come verdesca, nuota nel blu dell'oceano atlantico.
Squalo azzurro (Prionace glauca), comunemente conosciuto come verdesca.
La verdesca o squalo azzurro è una specie di squalo che frequenta l'ambiente pelagico. Viene molto spesso catturato e possiamo trovarlo sui banconi dei vari mercati del pesce in Italia
La verdesca può nuotare per centinaia di chilometri al giorno alla ricerca di cibo.

Alimentazione

È un predatore opportunista che si nutre principalmente di pesci, cefalopodi (calamari, totani e polpi) e crostacei. Talvolta si ciba di carcasse di animali marini e può mostrare comportamenti cannibalistici in situazioni di scarsità di cibo.

Vista e olfatto

Gli squali azzurri possono percepire una goccia di sangue diluita in milioni di litri d’acqua e possono individuare una preda a centinaia di metri di distanza. Inoltre, hanno un’ottima vista, capace di distinguere movimenti anche in condizioni di scarsa luminosità.

Riproduzione

La verdesca è una specie ovovivipara, le uova si schiudono all’interno del corpo della madre, che partorisce tra i 25 e i 100 piccoli per volta. Questo elevato numero di nati è una strategia per compensare l’elevata mortalità giovanile. Il periodo di gestazione è di circa 9-12 mesi.

Ruolo ecologico

Lo squalo azzurro è molto più di un predatore affascinante: è un ingranaggio fondamentale dell’ecosistema marino. La sua presenza (o assenza) può influenzare profondamente la salute e l’equilibrio dell’intera rete alimentare degli oceani.

Occupa i livelli più alti della catena trofica. Come predatore apicale, controlla le popolazioni di specie che si trovano a livelli inferiori, in particolare: pesci pelagici (come sardine, sgombri e alacce), cefalopodi (calamari, totani e polpi), e talvolta piccoli squali e razze.

Questo significa che lo squalo azzurro mantiene l’equilibrio ecologico, evitando che una sola specie si riproduca troppo e alteri l’intero ecosistema.

Selezione naturale

La verdesca tende a predare prede malate, ferite o più lente, svolgendo un ruolo simile a quello dei grandi predatori terrestri (come i lupi o i leoni): controlla la qualità genetica delle popolazioni predate, limita la diffusione di malattie, favorisce la sopravvivenza dei soggetti più forti e adatti.

Mobilità e connessioni ecologiche

Essendo un migratore oceanico, lo squalo azzurro collega diversi ecosistemi marini, spostandosi tra zone costiere, acque profonde, aree tropicali e temperate. Questa mobilità fa sì che contribuisca a mantenere l’equilibrio ecologico su larga scala, spostando energia e materia lungo le rotte migratorie.

Il loro ruolo nella ciclicità delle sostanze nutritive

Dopo la morte, gli squali azzurri (come tutti i grandi pesci) rilasciano nel mare grandi quantità di nutrienti, che contribuiscono a: nutrire plancton e microrganismi, sostenere la base della catena alimentare, e persino a stimolare la produzione primaria degli oceani.

Uno squalo azzurro (Prionace glauca) nuota in mezzo ad un banco di sugarelli.
Uno squalo azzurro nuota in mezzo ad un banco di sugarelli.

Minacce

Lo squalo azzurro è una delle specie di squali più diffuse negli oceani, ma negli ultimi decenni la sua popolazione è in rapido declino a causa di diverse minacce, principalmente legate all’attività umana come pesca e inquinamento ma sopratutto, anche per lo finning (spinnamento) a causa della forte richiesta nei paesi orientali.

Alcuni squali azzurri deceduti sull'arenile dopo essere stati pescati.
Alcuni squali azzurri deceduti sull'arenile dopo essere stati pescati.
Squalo azzurro (Prionace glauca), più comunemente conosciuto come verdesca, con un amo da palangaro conficcato in bocca.
Squalo azzurro (Prionace glauca), più comunemente conosciuto come verdesca, con un amo da palangaro conficcato in bocca.

La pesca intensiva

La verdesca è una delle specie di squali più pescate accidentalmente (bycatch) dalle flotte che utilizzano palangari e reti derivanti per catturare tonni e pesci spada. È anche pescato intenzionalmente in molte parti del mondo, soprattutto per le sue pinne, che vengono esportate in grandi quantità verso il mercato asiatico.

Nel Mediterraneo sono circa 100mila gli squali che vengono catturati ogni anno dalla pesca pelagica. La maggior parte di questi, molto probabilmente sono squali azzurri.

Finning

Il finning è la pratica brutale di tagliare le pinne agli squali mentre sono ancora vivi, per poi rigettare il corpo in mare, dove l’animale muore agonizzante.

Le pinne di squalo sono richieste soprattutto per la zuppa di pinne di squalo, un piatto pregiato in alcuni paesi asiatici, particolarmente in Cina.

Più di 20 milioni di squali azzurri vengono uccisi ogni anno per il commercio delle pinne.  Nel Mediterraneo, la popolazione è crollata del 90% negli ultimi decenni.

Viene anche pescato intenzionalmente in molte parti del mondo, soprattutto per le sue pinne, che vengono esportate in grandi quantità verso il mercato asiatico.

Verdesche decedute su una spiaggia dopo essere state private della pinna dorsale.
Alcune verdesche decedute dopo essere state private della pinna dorsale.

L’inquinamento marino e la plastica

Lo squalo azzurro è una specie pelagica, che vive nelle acque aperte, dove è esposto a elevate concentrazioni di microplastiche, inquinanti chimici e metalli pesanti. Sono stati ritrovati squali azzurri con sacchetti di plastica, reti da pesca e altri rifiuti nello stomaco, ingeriti accidentalmente mentre cacciavano. La plastica può causare ostruzioni intestinali e problemi digestivi, portando alla morte dell’animale.

Il cambiamento climatico

Il riscaldamento globale sta modificando la temperatura degli oceani, spingendo le verdesche a spostarsi verso acque più fredde, alterando le loro rotte migratorie e le zone di riproduzione. Questo li costringe a competere con altre specie per il cibo e può ridurre il successo riproduttivo.

Diminuzione delle prede

La pesca eccessiva non colpisce solo gli squali, ma anche le specie di cui si nutrono, come i calamari e i piccoli pesci pelagici. Con meno cibo a disposizione, gli squali azzurri devono percorrere distanze maggiori per nutrirsi, aumentando il rischio di esaurimento energetico.

Uno squalo azzurro con un amo conficcato in bocca.
Uno squalo azzurro con un amo conficcato in bocca.

Mancanza di protezione efficace

Lo squalo azzurro (Prionace glauca) non è ufficialmente protetto a livello globale, ma il suo stato di conservazione è preoccupante.

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) lo classifica attualmente come “Quasi Minacciato” (NT – Near Threatened) a livello globale, mentre in alcune aree, come il Mediterraneo, è considerato “In Pericolo Critico” (CR – Critically Endangered) a causa del drastico calo della popolazione.

In Unione Europea esistono restrizioni sulla pesca e sul commercio delle pinne di squalo, ma non un divieto assoluto di pesca dello squalo azzurro. Inoltre, non è elencato negli allegati CITES, il che significa che il suo commercio internazionale non è regolamentato in modo stringente.

Possibili soluzioni

Il divieto globale del finning sarebbe un possibile inizio per proteggere lo squalo azzurro, ma a nostro parere una misura insufficiente a causa del “Bycatch”.

Istituire delle zone di esclusione di pesca con superfici importanti nel Mediterraneo, sarebbe una possibile soluzione per evitare le catture accidentali non solo per la verdesca, ma anche per molte altri animali marini la cui popolazione è in calo drastico.

Approfondimenti

Lo squalo azzurro (Prionace glauca) è un elasmobranco appartenente alla famiglia dei Carcharhinidae, un gruppo che comprende molte delle specie di squali pelagici più diffuse al mondo. La sua classificazione tassonomica riflette le sue caratteristiche evolutive, adattative e morfologiche. Nella tabella seguente sono elencati i principali livelli tassonomici a cui appartiene questa affascinante specie.

Livello tassonomico Nome
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Chondrichthyes (pesci cartilaginei)
Sottoclasse Elasmobranchii (squali e razze)
Ordine Carcharhiniformes (squali dal muso affusolato)
Famiglia Carcharhinidae (squali requiem)
Genere Prionace
Specie Prionace glauca

Curiosità

Prima di concludere questo approfondimento sul Prionace glauca, abbiamo raccolto alcune curiosità che elenchiamo di seguto.

tra i più grandi migratori al mondo

Lo squalo azzurro è uno squalo migratore per eccellenza. Può percorrere migliaia di chilometri attraversando interi oceani alla ricerca di cibo o di zone adatte alla riproduzione. Alcuni esemplari hanno coperto distanze superiori ai 5.500 km in un solo anno!

Non è aggressivo, ma può essere curioso

Nonostante la sua fama di predatore, lo squalo azzurro non è considerato pericoloso per l’uomo. Gli attacchi sono rarissimi e spesso legati alla curiosità dell’animale piuttosto che all’aggressività. Può avvicinarsi ai subacquei per investigare, ma di solito si allontana senza interagire.

Le sue pinne sono tra le più sfruttate al mondo

Le pinne dello squalo azzurro sono tra le più richieste nel commercio della zuppa di pinne di squalo, una pratica devastante per la specie. La pesca intensiva ha portato a un declino delle popolazioni, specialmente nel Mediterraneo.

È tra le specie di squali più filmate e fotografate

Grazie al suo aspetto elegante e al colore unico, lo squalo azzurro è una delle specie più filmate e fotografate dai documentaristi marini. È spesso protagonista di documentari sugli squali e sulla biodiversità marina.

Origine del nome e traduzioni

Il nome scientifico Prionace glauca deriva dal greco:

  • prion = sega (riferito ai denti seghettati);
  • glauca = bluastro (per la colorazione dorsale)

Traduzione del nome nelle lingue principali:

  • Italiano: squalo azzurro
  • Inglese: blue shark
  • Francese: requin bleu
  • Spagnolo: tiburón azul
  • Tedesco: blauhai
  • Portoghese: tubarão-azul
  • Olandese: blauwe haai
  • Norvegese: blåhai
  • Greco: Μπλε καρχαρίας (ble karcharías)
  • Russo: Синий акула (Siniy akula)

Conclusioni

Lo squalo azzurro è un animale straordinario, ma il suo futuro è incerto. La pesca eccessiva, il commercio delle pinne, l’inquinamento e il cambiamento climatico stanno mettendo a rischio la sua sopravvivenza. Serve un’azione immediata per proteggerlo, prima che sia troppo tardi.

Indicatore della salute dei nostri mari

Gli squali come il Prionace glauca sono considerati “specie sentinella”: un calo della loro popolazione può essere un segnale precoce di squilibrio negli ecosistemi marini, perché riflette problemi come l’eccesso di pesca, l’inquinamento o la scomparsa delle prede. In altre parole, salvare lo squalo azzurro significa salvaguardare l’intero oceano.

Senza squali, non c’è oceano

La loro scomparsa non rappresenta solo la perdita di una specie affascinante, ma il collasso di un sistema complesso e delicato. Difendere lo squalo azzurro significa difendere l’equilibrio marino, la pesca sostenibile e la biodiversità dell’intero pianeta.

Filippo Armonio, attualmente Presidente di Blue Conservancy Ets, da oltre vent’anni si occupa della salvaguardia delle tartarughe marine in Calabria, come volontario. Fotografo di professione con una grande passione per l’ambiente e gli oceani, si batte ogni giorno per difendere il mare dalle attività umane.

Filippo Armonio, attualmente Presidente di Blue Conservancy Ets, da oltre vent'anni si occupa della salvaguardia delle tartarughe marine in Calabria, come volontario. Fotografo di professione con una grande passione per l'ambiente e gli oceani, si batte ogni giorno per difendere il mare dalle attività umane.

L'autore

Filippo Armonio