Squali del Mediterraneo

Spesso etichettati come mangiatori di uomini, gli squali vivono nei mari di tutto il mondo da 400 milioni di anni e oggi stanno scomparendo a causa delle attività umane, come la pesca e l’inquinamento.

In copertina Squalo Mako (Isurus oxyrinchus)

Guardiani degli oceani

Gli squali sono “top predators” il che significa che stanno al vertice della catena alimentare; le loro attività di caccia sono fondamentali per la regolazione e il mantenimento degli equilibri degli ecosistemi marini. In altre parole, senza gli squali migliaia di altre specie sono a rischio.

Sull’orlo dell’estinzione

In tutto il mondo ne esistono più di 500 specie e, ad oggi, le tendenze vedono il 37,5% degli squali di tutto il pianeta a rischio estinzione a causa della pesca intensiva. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo ridotto del 70% le popolazioni di squali che vivono in mare aperto.

Anche nel Mediterraneo

Scoprire che gli squali siano presenti anche nel mar Mediterraneo, provoca sempre un certo stupore. Si! Nel Mediterraneo ci sono gli squali e delle 43 specie che abitano il mare nostrum più del 50% sono classificate a rischio a causa delle attività di pesca intensiva.

Squali del Medieterraneo

Il mediterraneo ospita la presenza di ben 43 specie di squalo. Ogni anno, con l’avvicinarsi della stagione estiva, i media propongono notizie sensazionalistiche in merito ad avvistamenti di specie di squalo che normalmente si trovano nel mediterraneo, perché non si avvistano di frequente? Beh perché la maggior parte di questi sta per estinguersi.

Squalo Bianco (Carcharodon carcharias)

Classificazione

Gli squali sono pesci appartenenti alla classe dei condroitti, ovvero, pesci in cui al posto di uno scheletro osseo troviamo una struttura di sostegno formata da cartilagine. Appartengono alla sottoclasse degli elasmobranchi o selaci.

Dimensioni

le dimensioni massime possono variare a seconda delle specie: dai 12 cm dello squalo pigmeo (Squaliolus laticaudus) fino ad arrivare ai 12 metri di lunghezza dello squalo balena (Rhincodon typus), che risulta essere il pesce più grande esistente.

Riproduzione

La fecondazione è interna e avviene grazie all’incontro e all’atto riproduttivo tra i due sessi. A seconda della specie possono riprodursi o deponendo uova (specie ovipare), o si sviluppano all’interno del corpo della madre fino alla nascita (specie vivipare e ovovivipare).

Sistema sensoriale

Hanno un sistema sensoriale estremamente efficace. Tramite le ampolle del lorenzini, piccoli pori presenti sulla parte anteriore della testa, possono captare il campo magnetico delle loro prede durante la caccia a diversi chilometri di distanza.

Non solo, le ampolle del lorenzini sono utilizzate dagli squali anche per gli spostamenti, infatti, grazie a quest’organo di senso possono percepire il campo magnetico terrestre ed orientarsi nello spazio blu.

Squalo martello (Sphyrnidae)

Verdesca o Squalo azzurro (Prionace glauca)

Altre caratteristiche

A differenza dei pesci ossei, che regolano il nuoto grazie alla vescica natatoria, i pesci cartilaginei come squali e razze, regolano il proprio assetto durante il nuoto grazie alle proprietà fisiche di alcune sostanze contenute nel fegato come lo squalene.

Grazie a queste caratteristiche e alla loro forma, gli squali riescono ad essere perfettamente idrodinamici.

Le minacce

Oggi, nel mediterraneo, come negli oceani di tutto il mondo, gli squali sono in pericolo di estinzione eppure, la maggior parte delle specie non godono di alcun tipo di misura di protezione. Le principali cause della loro scomparsa possono essere molteplici, ma sicuramente la principali sono: il consumo di carne di squalo, Il Bycatch e il finning.

Squalo Martello (Sphyrnidae) catturato con un palangaro

Palombo (Mustelus mustelus) sul banco di una pescheria

Il consumo di carne di squalo

Siamo convinti che gli squali vengano mangianti solamente in alcune parti del mondo in particolare nei paesi asiatici, famosi per la zuppa di pinne, ma ci sbagliamo.

Soprattutto in Italia, moltissime specie di squalo, oggi in pericolo di estinzione, fanno parte della nostra dieta e sono costantemente richieste. Verdesca, smeriglio, palombo, spinarolo e gattuccio, sono solo alcuni dei nomi commerciali di specie di squalo che mangiamo regolarmente e che sono radicate nella nostra “tradizione” culinaria.

Per capire la portata del problema, basti pensare che tra il 2009 e il 2021 l’Italia si è classificata al terzo posto nella classifica globale degli importatori di carne di squalo con più di 9.000 tonnellate importate ogni anno.

Importiamo principalmente da Spagna, Francia e Portogallo che con le loro flotte pescherecce solcano i mari di tutto il mondo pescando squali che verranno venduti sul mercato per soddisfare la crescente domanda di prodotti ittici a basso costo.

Ma se in Italia e nei paesi UE la pesca mirata allo squalo è vietata, com’è possibile che lo squalo si trovi normalmente in vendita sui banchi dei supermercati?

Il Bycatch: la cattura accidentale durante la pesca

In Italia e nei paesi membri UE, la pesca mirata allo squalo è vietata. Tuttavia, non esiste tecnica di pesca che possa garantire l’assenza di catture accidentali degli squali ed è per questo motivo che il bycatch avviene regolarmente durante ogni battuta di pesca.

La pesca con il palangaro derivante, un sistema costituito da migliaia di ami e una lenza lunga decine di chilometri, è usata per la pesca del tonno e del pesce spada, in termini di Bycatch è tra le tecniche di pesca più impattanti per le molte specie di squalo che sono classificate in pericolo critico di estinzione dalla IUCN.

Basti pensare che tra tutte le specie di pesci che vengono catturate dagli ami dei palangari, il 15% è rappresentato proprio dagli squali, su tutti, verdesche e squali mako.

Anche la pesca a strascico è uno dei principali metodi di pesca che ogni giorno porta alla cattura di tutte quelle specie di squalo che sono solite vivere sui fondali come il palombo, lo spinarolo e il gattuccio. foto squalo strascico

Squalo volpe (Alopias vulpinus) intrappolato in una rete da pesca

Squalo capopiatto (Hexanchus griseus) morto dopo essere stato pescato con un palangaro

Cosa dice la legge

Salvo alcune eccezioni, la legge permette che la maggior parte delle specie di squalo catturate accidentalmente, vengono regolarmente sbarcate e vendute nei principali mercati ittici nazionali a patto che il comandante del peschereccio dichiari il quantitativo di squali che sono stati pescati.

La dichiarazione dovrebbe avere lo scopo di monitorare l’andamento delle catture accidentali, imponendo il fermo pesca per le imbarcazioni che dovessero superare il numero massimo di catture consentite in un anno.

Così, per evitare di incorrere nel fermo che determinerebbe un mancato profitto per armatore, comandante ed equipaggio, la maggioranza dei pescherecci non dichiara le catture di squali o dichiarano quantità inferiori.

Nel periodo tra il 2015 e il 2018, la flotta peschereccia italiana ha dichiarato la cattura di circa 1600 kg di squalo palombo e 360 kg di verdesca ma i mercati ittici hanno riportato vendite per 11.500kg di palombo e 3.400 kg di verdesca (fonte MedReact).

Il finning o spinnamento

Una pratica che consiste nel tagliare le pinne degli squali, spesso mentre sono ancora vivi, e rigettare il resto dell’animale in mare condannandolo a morte certa. Questa attività viene effettuata per soddisfare la domanda di zuppa di pinne di squalo, una prelibatezza nella cultura asiatica.

Il Commercio di pinne di squalo, per quanto possa sembrare lontano dalla nostra cultura, è un problema che ci riguarda molto da vicino.

Alcuni dei principali fornitori di pinne di squalo sul mercato asiatico sono Francia, Spagna e Portogallo che continuano a portare avanti quest’attività anche grazie a sussidi concessi dalla comunità europea.

Ad oggi è attiva un’iniziativa dei cittadini europei volta a vietare il commercio di carne di squalo in Europa.

Scopri di più (stop finning).

Pinne di squalo in un mercato del pesce

Squalo volpe (Alopias vulpinus )

Cosa facciamo e come puoi aiutarci

Blue conservancy da anni si impegna nella conservazione e nella salvaguardia degli ambienti marini anche attraverso la sensibilizzazione al pubblico.

Siamo fermamente convinti che il cambiamento parta dalla consapevolezza delle nostre scelte, per questo motivo, abbiamo stilato una guida contenente le principali informazioni sulle specie di squalo che vivono nel mediterraneo.

Insieme ad alcune informazioni sull’ecologia e la biologia delle diverse specie troverai il nome comune, quello scientifico e quello commerciale in questo modo potrai scoprire se hai mai mangiato carne di squalo, magari senza saperlo e potrai unirti alla nostra missione: salvare gli oceani.

Gli squali sono i guardiani degli ecosistemi marini, proteggerli dall’estinzione significa garantire la salute del mare.

Il cambiamento parte da tutti noi!

Bufale e fake news sugli squali

Ogni anno con l’avvicinarsi della stagione estiva iniziano ad aumentare articoli e servizi giornalistici che hanno come scopo quello di terrorizzare e demonizzare animali come gli squali. Sembra quasi che si voglia far passare la notizia della presenza di uno squalo nel suo ambiente naturale come un evento anomalo.

Sempre più spesso ci sentiamo in diritto di avere tutto sotto controllo e a misura d’uomo anche quando frequentiamo ambienti in cui dovremmo entrare in punta di piedi adattando i nostri comportamenti per rispettare e non danneggiare la natura dell’ambiente che ci circonda.

negli anni bufale e fake news su questi animali hanno portato ad una vera e propria persecuzione, eccone alcune tra le più gettonate.

Gli squali sono mangiatori di uomini

Una delle più dannose distorsioni della realtà create da media, film e romanzi, negli anni hanno fatto sì che questi animali venissero demonizzati e considerati dai più come feroci mangiatori di uomini.

La realtà è ben diversa; sebbene siano documentati diversi casi di attacco di squalo, l’uomo non rientra tra le prede naturali di questi animali e solo una frazione degli attacchi risulta essere letale.

Potremmo fare centinaia di esempi e chiamare in causa statistiche che confrontano i decessi a causa di attacchi di squalo con quelli causati da tostapane (si, uccidono più degli squali) ma la verità è una sola: tutti gli animali in quanto selvatici possono essere potenzialmente pericolosi per l’uomo.

Sta a noi assumere dei comportamenti responsabili ogni qual volta visitiamo o esploriamo un ambiente in cui siamo ospiti e il mare è proprio uno di questi.

Possono sentire l'odore del sangue a centinaia di chilometri di distanza

Che gli squali abbiano un sistema sensoriale molto sviluppato è sicuramente vero tuttavia, le notizie diffuse da alcuni film e documentari in merito alle loro capacità olfattive sono state esagerate.

Si dice che possano percepire la presenza di una goccia di sangue da chilometri di distanza anche in bassissime concentrazioni, al pari di una goccia di sangue in una piscina olimpionica.

La realtà è ben diversa, che si voglia seguire la logica o informarsi con le diverse pubblicazioni scientifiche esistenti sul tema, una goccia di sangue per essere “fiutata” da uno squalo deve necessariamente arrivare all’organo olfattivo di conseguenza, questo sarà poco probabile se la fonte di sangue si trova a centinaia di chilometri.

Gli squali devono nuotare per sopravvivere

Vengono definiti come instancabili nuotatori, sempre in cerca di prede, questo perché secondo alcuni gli squali sarebbero costretti a nuotare per portare acqua alle branchie e quindi respirare.

In verità le specie costrette a nuotare per respirare sarebbero solo alcune, all’incirca una ventina su più di cinquecento specie esistenti in natura. Tra le più emblematiche il grande squalo bianco.

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