Search and Rescue Sea Turtles

SAR (Search and Rescue) è un progetto di Blue Conservancy per salvare le tartarughe marine. Vogliamo recuperare tutti quegli esemplari che, dopo essere stati pescati accidentalmente, vengono rigettati in mare e abbandonati alla deriva e, che senza il nostro intervento, andrebbero in contro a una morte lenta e dolorosa.

Unisciti a noi

Stiamo cercando uno o più partner che abbiano particolare sensibilità verso le tematiche ambientali e marine, e che vogliano contraddistinguersi supportando la nostra missione.

Per realizzare il progetto SAR abbiamo bisogno di un mezzo nautico per pattugliare l’area del basso Ionio Reggino con lo scopo di individuare e recuperare quegli esemplari di tartarughe marine in difficoltà che senza il nostro aiuto morirebbero.

Vittime della pesca, dell'inquinamento e del traffico nautico

Le Minacce

Sono molte le attività antropiche che minacciano le tartarughe marine, queste possono essere di tipo indiretto o diretto. Le minacce indirette sono quelle che non uccidono direttamente le tartarughe marine, come per esempio il riscaldamento globale o il turismo di massa. Al contrario quelle dirette, come la pesca e l’inquinamento, colpiscono direttamente i singolo individui, causandone la morte o riducendo le potenzialità di sopravvivenza. Con il progetto SAR possiamo intervenire per ridurre l’impatto delle minacce dirette, riducendo la mortalità di questa specie.

La pesca intensiva

Sicuramente la pesca è la principale causa di mortalità delle tartarughe marine. La crescente richiesta di prodotto ittico ha fatto si che negli ultimi anni lo sforzo di pesca abbia subito un aumento senza precedenti. Disponiamo di tecnologie che ci permettono di pescare sempre più spesso e più velocemente con reti più grandi ed efficienti. Secondo la FAO il Mediterraneo è uno dei mari più sovra-sfruttati al mondo. Tutto questo ha un enorme impatto sulle tartarughe marine e su tutti gli altri animali che non hanno un valore commerciale. Questo accade perché tartarughe marine, squali e cetacei condividono lo stesso habitat di tonno e pesce spada, che sono tra le specie più ricercate dalla pesca intensiva.

L'inquinamento

Ogni anno 230 tonnellate di plastica finiscono nel Mar Mediterraneo. Si tratta di una problematica che sta crescendo in maniera esponenziale causando enormi danni alla vita marina. La plastica è entrata nella catena alimentare e sta impattando significativamente sulle tartarughe marine. La possono ingerire scambiandola per meduse o piccoli organismi, oppure si intrappolano in rifiuti che si trovano nei superficie, subendo gravi lesioni che le portano alla perdita degli arti o alla morte. Inoltre, circa il 50% della plastica che si trova in mare, deriva da attrezzi da pesca abbandonati, come per esempio lenze, rete, corde, polistirolo ecc..

Il traffico nautico

Le tartarughe marine vivono in mare, ma non sono pesci, sono rettili e respirano attraverso i polmoni. Si immergono e possono restare in apnea anche fino a 90 minuti, ma devono tornare a respirare. Inoltre, essendo animali a sangue freddo, passano molto tempo in superficie per regolare la temperatura corporea attraverso i raggi solari. Queste fasi sono molto delicate, perché trovandosi a pelo d’acqua sono esposte alle imbarcazioni e possono essere colpite dalle loro eliche. Soprattutto nell’area dello Stretto di Messina, sono decine le tartarughe che ogni anno soccorriamo a causa di questa problematica.
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mila tartarughe marine catturate accidentalmente durante la pesca
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mila tartarughe marine muoiono durante la cattura
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ha ingerito o si è intrappolata in rifiuti di plastica

Il problema

Lo Stretto di Messina è una delle aree del Mediterraneo con la maggiore concentrazione di Biodiversità. Le forti correnti, la bassa temperatura dell’acqua e l’elevata profondità fanno di questo territorio un ambiente unico.

Inoltre, la sua morfologia lo rende un passaggio naturale e per questo viene utilizzato da molte specie marine come corridoio per raggiungere il Mar Tirreno dallo Ionio e viceversa. Tonni, pesci spada, squali e tartarughe marine da millenni sfruttano questo passaggio naturale per migrare in aree specifiche del mediterraneo seguendo le stagioni.

Cosa succede

Sfortunatamente, queste straordinarie caratteristiche sono note anche ai grandi pescherecci, che durante la tarda primavera, si posizionano nel basso Ionio Reggino per pescare con il palangaro, in attesa del passaggio di tonni e pesci spada.

Il palangaro o palamito, è una lenza di grosse dimensioni che può raggiungere anche i 50 km di lunghezza e contenere fino a 10.000 ami. Questi sono sono muniti di un esca (sgombro o sarda) necessaria per attirare il tonno e il pesce spada. Purtroppo però, quest’esca attira anche le tartarughe marine che, ingoiandola, abboccano anche loro come se fossero prede.

Blue Conservancy è un associazione che si pone tra i principali obiettivi la conservazione degli ecosistemi marini. La nostra missione è proteggere gli oceani da tutte quelle attività antropiche che ne minacciano la sopravvivenza, tra cui la pesca e l’inquinamento. Sogniamo un futuro dove l’uomo possa convivere senza arrecare alcun danno agli ecosistemi marini e per questo siamo impegnati in diversi progetti a difesa del mare, uno su tutti il Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone.

Possiamo salverne di più!

Le tartarughe marine vengono catturate accidentalmente, e per tale motivo sono identificate come specie “ByCatch”, ovvero senza alcun valore commerciale. Essendo una specie protetta e di alcun valore per il pescatore, dopo la cattura, vengono rigettate in mare con ancora amo e lenza tra stomaco ed intestino, portandole a una morte certa.

Di queste catture, solo alcuni esemplari raggiungeranno la costa trasportati dalle correnti, gli altri andranno in contro a una lunga agonia in mare aperto. Questi pescherecci lavorano per una settimana a 10/20 miglia dalla costa e, quando catturano accidentalmente una tartaruga marina, non possono interrompere le operazioni di pesca per salvarla.

Con un mezzo nautico possiamo intervenire direttamente per recuperare tutti quegli esemplare che vengono rigettati in mare senza alcuna possibilità di salvarsi.

Progetto SAR (Search and Rescue)

Con l’ausilio di un mezzo nautico potremo pattugliare alcune aree specifiche del basso Ionio Reggine, con il fine di individuare tutte quelle tartarughe abbandonate alla deriva dopo la cattura, e salvarle dalla morte certa.

Il progetto

Navigare entro le 12 miglia è una grande occasione per recuperare e salvare le tartarughe marine che si trovano in difficoltà in mare aperto nel basso Ionio Reggino. Secondo i dati di cui disponiamo è emerso che programmando due uscite a settimana, esiste una buona probabilità di recuperare, durante tutto il periodo estivo, anche fino a 50 esemplari in più. Può sembrare un numero molto piccolo, ma potrebbe fare una differenza significativa. La costa ionica reggina è una delle aree più importanti per la nidificazione della Caretta caretta in Italia.

Gli obiettivi

L’obiettivo è quello di recuperare quanti più animali possibili, trasportarli al Centro di Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone e rimuovere chirurgicamente l’amo da pesca con il fine di curarli, riabilitarli e farli tornare in libertà. Ogni anno, dalle segnalazioni che riceviamo a terra, recuperiamo e rilasciamo in mare circa 50 esemplari, ma pattugliando l’area marina interessata, questo numero potrebbe raddoppiare. Le tartarughe marine sono protette perché in pericolo di estinzione, ed è per questo che stiamo cercando uno o più partner che hanno a cuore la problematica e che vogliano fare la differenza per la specie.

Studio e ricerca

Con un mezzo nautico, durante le uscite di pattugliamento, possiamo monitorare anche altre specie marine, come squali e cetacei. Raccogliere informazioni su questi animali è molto importante al fine di salvaguardare gli ecosistemi marini. Inoltre, possiamo ampliare il progetto di monitoraggio MABB attualmente in corso e raccogliere dati anche sulle specie pelagiche. Per proteggere gli ecosistemi marini non è sufficiente salvaguardare soltanto una specie, serve uno sforzo maggiore per difendere anche tutte quegli animali che non godono di particolari tutele, ma che sono molto importanti per garantire un elevato livello di biodiversità.

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Con il tuo contributo saremo in grado di realizzare questo progetto e continuare la nostra missione: proteggere gli ecosistemi marini.

I tuoi Vantaggi

Sostenere un progetto di conservazione non significa soltanto fare una donazione a difesa del mare. Collaborare con Blue Conservancy vuol dire contribuire in maniera attiva e consapevole ad un progetto che ha come obiettivi rendere migliore il pianeta in cui viviamo. Oltre a benefici etici e morali, un’azienda potrebbe usufruire degli sgravi fiscali previsti dalla legge.

Promozione della tua immagine

Sostenendo Blue Conservancy ti offriamo visibilità e riconoscimento sui nostri canali di comunicazione, per raccontare a tutti il tuo impegno per le buone cause e il tuo desiderio di cambiamento. Inoltre, il tuo sostegno contribuirà a migliorare la tua immagine interna, con i tuoi dipendenti, ed esterna, con i tuoi clienti e fornitori.

Reputazione aziendale

L’impegno in progetti ambientali dimostra responsabilità sociale da parte dell’azienda. Questo può migliorare significativamente la sua reputazione agli occhi dei clienti, dei partner commerciali e degli investitori. Un’azienda che sostiene un progetto ambientale per proteggere gli ecosistemi marini, dimostra una coscienza ambientale solida ed è più attraente per i consumatori preoccupati per l’ambiente, che tendono a preferire prodotti e servizi sostenibili.

Impegno per la sostenibilità

Sostenendo un progetto per la salvaguardia degli ecosistemi marini, un’azienda dimostra un forte impegno nei confronti dell’ambiente differenziandosi nettamente dai propri competitors meno attenti. Questo differenziale può essere un fattore chiave nella scelta dei clienti quando decidono da chi acquistare prodotti o servizi di un azienda attenta a queste problematiche.

Accesso a nuovi mercati e clienti

L’attenzione crescente sulle questioni che riguardano gli ecosistemi marini, ha portato alla crescita di mercati e consumatori che cercano prodotti e servizi sostenibili e rispettosi degli oceani. Un’azienda che adotta politiche e pratiche sostenibili può accedere a nuovi segmenti di clientela, sempre più attenti a queste tematiche, aumentando le vendite.

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