La foca monaca (Monachus monachus): fantasma del mare o speranza ritrovata?

Per secoli ha solcato le acque del Mediterraneo, silenziosa e solitaria, abitante misteriosa di grotte marine e spiagge isolate. Oggi la foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus) è una delle specie più minacciate del pianeta, ma anche una delle più affascinanti. Simbolo di un equilibrio perduto tra uomo e natura, è diventata il volto di una battaglia per la tutela della biodiversità nei nostri mari.

La situazione del Mediterraneo

Un tempo, la foca monaca del Mediterraneo era presente lungo l’intera costa del bacino: dalla Spagna al Libano, dalle isole greche al Nord Africa, fino all’Italia. Era una presenza comune e ben nota anche nelle nostre tradizioni locali. Oggi, invece, la sua distribuzione si è drasticamente ridotta e frammentata, confinata in poche aree isolate dove riesce ancora a trovare rifugi tranquilli e acque relativamente incontaminate.

Popolazioni note di Foca Monaca (Monachus monachus)

Attualmente, la distribuzione della Foca Monaca (Monachus monachus) nel Mar Mediterraneo è concentrata principalmente sul settore orientale. Le principali popolazioni note si trovano in:

  • Grecia e isole del Mar Egeo: qui si concentra la popolazione più numerosa, con diversi individui censiti e alcuni nuclei riproduttivi attivi. Le isole più remote offrono rifugi ideali in grotte marine non accessibili all’uomo.
  • Turchia sud-occidentale: le coste rocciose e le grotte costiere del litorale anatolico ospitano una parte consistente della popolazione residua. La cooperazione con le comunità locali ha permesso in alcune aree la nascita di progetti di conservazione.
  • Cipro: sebbene con numeri ridotti, l’isola è un punto di passaggio e occasionalmente di riproduzione, soprattutto nella parte nord-occidentale.
  • Altri Paesi mediterranei: presenze occasionali o storiche sono segnalate in Libia, Tunisia, Algeria, Croazia e Spagna, soprattutto nelle Baleari e lungo la costa andalusa. Tuttavia, in molte di queste zone la specie è ormai considerata estinta localmente o presente solo in maniera sporadica.
La foca monaca è presente anche nell’oceano Atlantico, nelle coste al confine del Sahara occidentale e la Mauritania, ma sopratutto è presenta anche sull’isola di Madeira (Portogallo).
Distribuzione della Foca Monaca nel Mediterraneo
Una foca monaca (Monachus monachus) in superficie.
Una foca monaca (Monachus monachus) in superficie.

In italia?

Dopo decenni di assenza apparente, sono tornati a verificarsi avvistamenti lungo le coste italiane: in Campania, Sicilia, Puglia e sopratutto in Sardegna dove è più frequente. Negli ultimi giorni (maggio 2025) si sono verificati diversi avvistamenti nell’isola di Capri.

Questi, spesso documentati da foto e video, fanno pensare a individui in esplorazione o alla ricerca di nuovi habitat, probabilmente giovani esemplari in dispersione. Non ci sono prove certe di riproduzione attiva in Italia, ma la speranza di un ritorno stabile resta aperta.

Alcuni avvistamenti recenti:

Biologia e caratteristiche

La foca monaca è un pinnipede appartenente alla famiglia Phocidae. Il suo nome scientifico, Monachus monachus, deriva dall’aspetto del suo mantello scuro che ricorda un saio da monaco.

È una creatura elusiva, che preferisce la solitudine e si rifugia in grotte marine inaccessibili o spiagge isolate per partorire e allattare i piccoli.

Vive mediamente fino a 20-25 anni e ha comportamenti molto diversi da quelli delle sue cugine artiche: non si raduna in grandi colonie e mantiene un profilo basso, anche per proteggersi.

La foca monaca del Mediterraneo è un’ottima apneista, può trattenere il respiro per circa 10–15 minuti, anche se la maggior parte delle immersioni dura meno di 5 minuti.

Inoltre può scendere fino a 100 metri di profondità, anche se solitamente resta in acque più basse, tra i 10 e i 40 metri, dove trova più facilmente le sue prede.

Le dimensioni

La foca monaca è una delle più grandi specie di foca al mondo: gli adulti possono superare i 2,5 metri di lunghezza e arrivare a pesare fino a 300 kg. I maschi sono leggermente più grandi delle femmine, ma il dimorfismo sessuale è poco marcato. I cuccioli, alla nascita, pesano circa 15-20 kg e misurano meno di un metro.

Alimentazione

Predatrice solitaria, si nutre di pesci, cefalopodi e crostacei, spesso cacciando vicino al fondo marino. È un animale opportunista: la sua dieta dipende dalla disponibilità locale e dalle stagioni.

I sensi: vista, olfatto e udito

La foca monaca ha una vista eccellente, anche in condizioni di scarsa luminosità, fondamentale nelle grotte dove spesso si rifugia. Il suo olfatto è meno sviluppato rispetto ai mammiferi terrestri, ma l’udito è molto acuto, sia fuori che dentro l’acqua: questo la aiuta a percepire i suoni emessi da prede, predatori o attività umane.

Il ruolo ecologico della foca monaca: sentinella del mare

La foca monaca del Mediterraneo non è solo una rara meraviglia faunistica: è anche un ingranaggio fondamentale negli equilibri ecologici marini. La sua presenza — o assenza — racconta molto sulla salute dei nostri mari.

Come predatore apicale, si trova ai vertici della catena alimentare. Si nutre principalmente di pesci, cefalopodi (come polpi e calamari) e crostacei, contribuendo a mantenere in equilibrio le popolazioni delle sue prede. Questo è importante perché evita che una specie diventi dominante a scapito delle altre, un fenomeno che può destabilizzare interi ecosistemi.

La foca monaca è anche un bioindicatore eccellente. Vive solo in ambienti relativamente poco disturbati, con acque pulite, presenza di cibo e rifugi sicuri. La sua presenza segnala un mare ancora in equilibrio, capace di sostenere anche le forme di vita più esigenti. Quando scompare da un’area, spesso è un campanello d’allarme: qualcosa nell’ecosistema non funziona più. Pesca eccessiva, inquinamento, degrado costiero.

Il suo comportamento, che include spostamenti tra zone diverse, contribuisce anche alla connessione ecologica tra habitat: una foca che si nutre in mare aperto e partorisce in una grotta costiera “lega” tra loro ecosistemi differenti, favorendo indirettamente la biodiversità e la resilienza delle aree marine.

Infine, la protezione della foca monaca genera un effetto a catena positivo: per salvare lei, bisogna salvaguardare anche le sue prede, l’habitat costiero, la qualità dell’acqua, e ridurre l’inquinamento acustico e chimico. In questo modo, tutelando una sola specie si proteggono interi tratti di costa e comunità marine. Questo è il cuore del concetto di specie ombrello: conservando la foca monaca, si protegge tutto l’ecosistema che le ruota attorno.

Foca monaca fotografata durante un immersione in Turchia.
Foca monaca fotografata durante un immersione in Turchia.
Foca monaca (Monachus monachus) alla ricerca di cibo sul fondo del mare.
Foca monaca (Monachus monachus) alla ricerca di cibo sul fondo del mare.

Le minacce alla foca monaca: il prezzo della convivenza interrotta

La foca monaca non è scomparsa perché fragile. È scomparsa perché troppo simile a noi. Vive lungo le coste, ha bisogno di grotte e spiagge tranquille, si muove tra zone pescose e ha comportamenti territoriali. In breve, condivide il nostro stesso habitat, e in un Mediterraneo sovraffollato e sfruttato, questo ha avuto conseguenze devastanti. Come le tartarughe, squali e cetacei, anche la foca monaca è una specie ByCatch.

La pesca eccessiva e il conflitto con i pescatori

La competizione con la pesca artigianale e industriale è una delle principali cause del declino della foca monaca. Le attività di pesca impoveriscono le risorse ittiche, costringendo le foche a cercare il cibo in zone sempre più estese e pericolose.

In passato, non era raro che i pescatori uccidessero le foche per difendere le reti o perché le accusavano di danneggiarle. Ancora oggi, in alcune aree, la convivenza non è facile.

Le reti da posta e le attrezzature da pesca rappresentano inoltre una trappola mortale: molti esemplari muoiono impigliati, incapaci di risalire in superficie per respirare. Anche gli ami e gli attrezzi da palangaro possono causare ferite gravi o letali.

L’inquinamento e il degrado dell’habitat

Il Mediterraneo è uno dei mari più inquinati del mondo, in proporzione alla sua superficie. Le foche monache ingeriscono plastica scambiandola per cibo, o la trovano tra le prede che consumano. I cuccioli possono rimanere intrappolati in rifiuti abbandonati nelle grotte.

Inoltre, le sostanze chimiche presenti in acqua, metalli pesanti, pesticidi, microplastiche, si accumulano nella catena alimentare e nei tessuti delle foche, con effetti tossici sul sistema immunitario e riproduttivo.

Il disturbo antropico

Le foche monache sono estremamente sensibili al disturbo umano. Le grotte dove partoriscono sono spesso accessibili solo dal mare: bastano una barca, un’escursione turistica, o un tuffo fuori luogo per compromettere l’allattamento o spingere una madre ad abbandonare il cucciolo.

Il turismo nautico non regolamentato, lo snorkeling, le immersioni e la presenza costante di motoscafi in zone un tempo isolate stanno cancellando i pochi rifugi sicuri rimasti.

La cementificazione delle coste e la perdita di habitat

Molti tratti di costa che un tempo ospitavano colonie di foca monaca sono stati trasformati in porti, stabilimenti balneari, resort turistici.

Il rumore, le luci artificiali, le costruzioni invasive hanno reso inaccessibili o inutilizzabili le spiagge e le grotte ideali per la riproduzione.

La foca monaca non nidifica facilmente in ambienti modificati: ha bisogno di silenzio, buio e isolamento.

Approfondimeni

La foca monaca del Mediterraneo appartiene al gruppo delle foche vere, o “foche senza orecchie”, ed è uno degli unici tre rappresentanti del genere Monachus a livello globale. Condivide caratteristiche comuni con altri pinnipedi, ma presenta anche tratti unici che la rendono un vero tesoro della biodiversità mediterranea. Qui sotto la sua classificazione tassonomica completa:

Classificazione scientifica della foca monaca
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Phocidae
Genere Monachus
Specie Monachus monachus

Conclusioni

La foca monaca è molto più di una specie da salvare: è un simbolo. Rappresenta tutto ciò che rischiamo di perdere quando il mare viene visto solo come risorsa da sfruttare. Proteggerla significa proteggere interi ecosistemi, difendere la bellezza e la biodiversità del Mediterraneo. Le recenti segnalazioni in Italia lasciano intravedere una speranza: forse non tutto è perduto. Ma serviranno impegno, consapevolezza e azioni concrete per far tornare la foca monaca a essere una presenza familiare nei nostri mari.

Filippo Armonio, attualmente Presidente di Blue Conservancy Ets, da oltre vent’anni si occupa della salvaguardia delle tartarughe marine in Calabria, come volontario. Fotografo di professione con una grande passione per l’ambiente e gli oceani, si batte ogni giorno per difendere il mare dalle attività umane.

Filippo Armonio, attualmente Presidente di Blue Conservancy Ets, da oltre vent'anni si occupa della salvaguardia delle tartarughe marine in Calabria, come volontario. Fotografo di professione con una grande passione per l'ambiente e gli oceani, si batte ogni giorno per difendere il mare dalle attività umane.

L'autore

Filippo Armonio