Reti fantasma: trappole invisibili che soffocano i nostri mari

Nel silenzio dei fondali marini, migliaia di creature combattono ogni giorno contro nemici invisibili: le reti fantasma. Abbandonate, perse o semplicemente dimenticate, continuano a uccidere anche quando non servono più a nessuno. Sono tra le forme più subdole di inquinamento marino e una delle principali minacce alla vita negli oceani. Ma cosa sono esattamente, e cosa possiamo fare per fermarle?

Che cosa sono le reti fantasma

Le reti fantasma sono attrezzi da pesca persi o abbandonati in mare che continuano a intrappolare pesci, tartarughe, delfini e altri animali marini. Si tratta spesso di reti in plastica sintetica, resistenti, leggere e quasi indistruttibili, che possono restare in acqua per decenni. Invisibili tra le onde, continuano a “pescare” senza controllo, diventando trappole mortali.

Come si nasce una rete fantasma

Una rete può trasformarsi in “fantasma” in diversi modi. Durante la pesca, le reti possono impigliarsi negli scogli e rompersi, lasciando una parte di esse in fondo al mare. Durante le mareggiate o incidenti, le reti possono staccarsi dalle imbarcazioni e finire alla deriva.

In caso di pesca illegale, le attrezzature vengono spesso abbandonate per evitare controlli. Per negligenza o mancanza di infrastrutture portuali adeguate portano i pescatori ad abbandonare in mare reti danneggiate o inutilizzabili. Il risultato è sempre lo stesso: attrezzi fantasma che vagano nell’oceano, causando danni ambientali incalcolabili.

Rete fantasma incagliata in una scogliera nel Mediterraneo.
Rete fantasma incagliata in una scogliera nel Mediterraneo.

Quali conseguenze provocano

Le reti fantasma sono responsabili della moria di molti animali marini, che restano intrappolati nella e muoiono per fame, ferite o annegamento. Creano molti danni agli ecosistemi marini dove rimangono impigliate, soprattutto nei fondali rocciosi e sui relitti.

Inoltre contribuiscono all’inquinamento da microplastiche, poiché i materiali sintetici di cui sono composte rilasciano tossine e si degradano in microplastiche che entrano nella catena alimentare. Si stima che le reti fantasma costituiscano fino al 75-86% dei rifiuti plastici presenti nel “Great Pacific Garbage Pach” come abbiamo raccontato in questo articolo: La pesca industriale è la principale responsabile della plastica nel Pacifico .

Rappresentano anche un pericolo per la sicurezza di subacquei e bagnanti che nuotano sotto costa e causano rischi per la navigazione con danni alle eliche o ai motori delle imbarcazioni.

Impatto sulla fauna marina

Capodoglio intrappolato in una rete da pesca. I Cetacei del Mediterraneo sono fortemente minacciati dalla pesca commerciale
Capodoglio intrappolato in una rete da pesca. I Cetacei del Mediterraneo sono fortemente minacciati dalla pesca commerciale

Le reti fantasma rappresentano una minaccia significativa per la biodiversità marina in tutto il pianeta. Ogni anno, sono decine di milioni i pesci e circa 100.000 mammiferi marini che muoiono a causa dell’intrappolamento in reti da pesca o dopo aver ingerito i frammenti che rilasciano in mare.

Anche il Mar Mediterraneo non è estraneo a questo problema. Sono molte le organizzazioni impegnate nelle operazioni di rimozioni delle reti fantasma e sono centinaia i metri rimossi ogni anno.

Anche L’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale) ha condotto una spedizione oceanografica rilevando la presenza di reti fantasma e rifiuti marini anche in aree profonde e remote, come le montagne sommerse, precedentemente considerate intatte.

Una sula costruisce un nido con frammenti di reti fantasma.
Una sula costruisce un nido con frammenti di reti fantasma.

Non solo in fondo al mare

Anche gli uccelli marini sono vittime delle reti fantasma: si stima che ogni anno circa un milione di esemplari muoiano intrappolati negli attrezzi da pesca abbandonati. Possono restare impigliati tra le scogliere dove nidificano o addirittura in mare, mentre sono alla ricerca di cibo.

Cosa possiamo fare

Affrontare il problema è possibile, ma serve un impegno comune. Ecco alcune azioni chiave:

  • Recuperare le reti fantasma già presenti in mare, con operazioni di pulizia e monitoraggio.
  • Prevenire la dispersione, incentivando la tracciabilità e il corretto smaltimento degli attrezzi da pesca.
  • Utilizzare materiali innovativi per realizzare reti biodegradabili o facilmente rintracciabili.
  • Sensibilizzare pescatori, turisti e comunità locali sull’impatto delle reti fantasma.

Anche semplici gesti, come partecipare a una raccolta fondi o condividere informazioni affidabili, possono fare la differenza.

Cosa facciamo noi

Blue Conservancy non si è mai occupata direttamente di questa problematica fino ad ora, ma di recente abbiamo individuato alcuni fondali marini dove sono presenti reti da pesca abbandonate. Stiamo organizzando una spedizione per rimuoverle e liberare il fondo del mare da questi pericolosi rifiuti. Forniremo un aggiornamento non appena la missione sarà conclusa.

Conclusioni

Le reti fantasma sono il simbolo di un rapporto squilibrato tra l’uomo e il mare: strumenti creati per sfruttare le risorse che, una volta abbandonati, diventano strumenti di distruzione. Ma abbiamo ancora tempo per cambiare rotta. Ogni rete recuperata, ogni animale salvato, ogni coscienza risvegliata ci avvicina a un mare più pulito, più sano, più vivo.