Tartaruga comune (Caretta caretta): la viaggiatrice degli oceani

Tra le tartarughe marine più diffuse, la tartaruga comune (Caretta caretta) è senza dubbio una delle specie più affascinanti ma anche tra le più minacciate. Conoscerla meglio è il primo passo per poterla proteggere.

Viaggiatrice instancabile degli oceani

La tartaruga comune (Caretta caretta) è una specie cosmopolita, presente nelle acque temperate e subtropicali di tutti gli oceani. È comune lungo le coste orientali e occidentali dell’Atlantico, nel Pacifico occidentale e in diverse aree dell’Oceano Indiano.

Nelle Americhe è frequente dalle coste del Massachusetts fino al Brasile e lungo il Golfo del Messico. In Giappone e Australia orientale è regolarmente osservata, così come nell’Africa meridionale e nelle isole orientali.

Le femmine sono note per la loro fedeltà filopatrica, cioè la tendenza a tornare sulle stesse spiagge dove sono nate per deporre le uova. Questo comportamento migratorio le espone a numerosi rischi, ma è anche una delle chiavi del successo riproduttivo della specie.

La Caretta caretta nel Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo ospita una popolazione residente di Caretta caretta e rappresenta un’area di fondamentale importanza per la specie, sia per la riproduzione che per l’alimentazione.

La maggior parte dei nidi si concentra lungo le coste della Grecia (in particolare a Zante, nel Peloponneso e a Creta), della Turchia sud-occidentale e della Libia. Tuttavia, negli ultimi trent’anni si è osservata un’espansione delle aree di nidificazione verso l’Italia meridionale, soprattutto in Calabria, Sicilia e Campania.

Le popolazioni presenti nel Mediterraneo costituiscono una sottospecie distinta rispetto a quelle atlantiche. Essendosi separate alcune decine di milioni di anni fa, hanno sviluppato differenze genetiche, oltre a dimensioni leggermente più piccole.

Biologia e caratteristiche della tartaruga comune (Caretta caretta)

La tartaruga comune è un animale straordinario: forte, possente ed estremamente resistente. Adattata a vivere nei mari più ostili del mondo, questa specie possiede caratteristiche eccezionali che la rendono unica nel suo genere.

Struttura e caratteristiche distintive

Il carapace osseo è rigido, a forma di cuore, di colore bruno-rossastro, spesso coperto di alghe e organismi incrostanti. Ha cinque placche costali per lato, una caratteristica distintiva della specie.

La testa è grande e robusta, con mascelle forti e adatte alla predazione di organismi duri. Le pinne anteriori sono allungate, mentre quelle posteriori aiutano nella manovrabilità e nello scavo dei nidi.

Dimensioni

Le Caretta caretta adulte hanno una lunghezza media del carapace compresa tra 85 e 110 cm, con un peso che varia dai 70 ai 120 kg. Alcuni individui eccezionalmente grandi possono superare anche i 150 kg.

Le femmine, generalmente più grandi dei maschi, sviluppano un corpo più robusto per facilitare la produzione e la deposizione delle uova.

Tartaruga comune Caretta caretta circondata da pesci pilota nel Mediterraneo
Tartaruga comune Caretta caretta circondata da pesci pilota nel Mediterraneo
Caretta caretta sul fondo del mare alla ricerca di cibo
Caretta caretta sul fondo del mare alla ricerca di cibo

Quanto vive una tartaruga comune?

In natura, la Caretta caretta può vivere tra i 50 e i 70 anni, anche se alcuni esemplari possono superare i tranquillamente gli 80 anni. Tuttavia, a causa delle numerose minacce, molti esemplari muoiono prima di raggiungere la maturità sessuale.

Quanto può trattenere il respiro la Caretta caretta?

Le variabili che determinano la durata dell’apnea nelle tartarughe comuni sono molteplici. Temperatura, profondità, dimensioni dell’animale e persino lo stress possono incidere significativamente sulla durata.

Durante attività regolari, come la ricerca del cibo o il nuoto, la Caretta caretta può trattenere il respiro per circa 30-40 minuti.

Tuttavia, durante il riposo sul fondo marino, un esemplare adulto, di grosse dimensioni, può rimanere in apnea anche per oltre 2 ore, grazie a un metabolismo rallentato e a specifici adattamenti fisiologici.

La tartaruga comune può inoltre raggiungere profondità comprese tra i 20 e i 50 metri, ma alcuni esemplari — monitorati grazie a moderne tecnologie come i data logger — sono stati registrati anche a profondità comprese tra i 100 e i 200 metri.

Cosa mangia la Caretta caretta

La tartaruga comune è una specie onnivora, con una dieta che varia in base alla fase della vita e alla zona in cui si trova. I giovani, durante la fase pelagica, si nutrono di zooplancton, idrozoi, piccoli crostacei associati alle zattere di alghe galleggianti e, soprattutto, di meduse.

Da adulte, cambiano abitudini, si spostano verso ambienti bentonici e prediligono prede più grandi e coriacee: molluschi bivalvi, crostacei, ricci di mare e pesci. La loro potente mascella consente loro di frantumare facilmente i gusci delle prede e, talvolta, persino gli scogli, per stanare piccoli organismi marini nascosti.

Tartaruga comune mentre cerca di estrarre il mollusco di una conchiglia
Tartaruga comune mentre cerca di estrarre il mollusco di una conchiglia

Riproduzione

La riproduzione della Caretta caretta è una fase particolarmente delicata, soprattutto nel Mar Mediterraneo. Le crescenti minacce, dirette e indirette, stanno mettendo seriamente a rischio la specie: proprio per questo sono attivi decine di programmi di conservazione.

Particolare dell'unghia uncinata presente negli esemplari maschi di Caretta caretta utilizzata per l'accoppiamento
Particolare dell'unghia uncinata presente negli esemplari maschi utilizzata per l'accoppiamento

L’accoppiamento

Il periodo riproduttivo nel Mediterraneo va da maggio ad agosto. Gli accoppiamenti avvengono in mare aperto, nei pressi delle spiagge di nidificazione. I maschi competono tra loro per le femmine e possono accoppiarsi più volte.

Le femmine vengono agganciate dai maschi tramite una particolare unghia uncinata presente sulle natatoie anteriori e sono in grado di conservare lo sperma all’interno di una specifica struttura anatomica, utilizzandolo per fecondare più covate nella stessa stagione.

La deposizione

La deposizione avviene di notte, quando la sabbia è più fresca e l’ambiente meno pericoloso per la femmina. Dopo aver lasciato l’acqua, la tartaruga sceglie con cura una zona tranquilla della spiaggia, spesso al di sopra della linea di marea, per evitare che il nido venga sommerso.

Con movimenti lenti e precisi, scava una buca a forma di imbuto: inizia con le pinne anteriori, poi completa lo scavo con quelle posteriori, fino a raggiungere una profondità di circa 40-50 cm. All’interno di questa camera depone tra le 80 e le 120 uova, una alla volta, in un processo che può durare anche più di due ore.

Durante la deposizione entra in uno stato quasi di trance, risultando poco sensibile a ciò che accade intorno. Terminata la fase, ricopre il nido con la sabbia, mimetizzandolo con cura per proteggerlo da predatori e agenti atmosferici.

Completata la deposizione, fa ritorno al mare, lasciando il nido completamente incustodito. Una femmina può ripetere questo processo fino a 4-5 volte in una singola stagione riproduttiva, a intervalli di circa due settimane.

Femmina di tartaruga comune durante la deposizione
Femmina di tartaruga comune durante la deposizione
Piccolissima Caretta caretta appena nata si dirige verso il mare
Caretta caretta appena nata si dirige verso il mare

Incubazione

Le uova, simili a palline da ping-pong, hanno un periodo di incubazione che dura circa 40-60 giorni, a seconda della temperatura. La temperatura media durante l’incubazione determina anche il sesso dei nascituri: con una media di 28 °C si ha una distribuzione equilibrata di maschi e femmine.

Temperature superiori favoriscono la nascita di femmine, mentre temperature inferiori producono una maggioranza di maschi. Se la temperatura raggiunge i 33 °C, l’embrione non sopravvive. In Calabria, le deposizioni registrano una percentuale di femmine pari al 70%.

Schiusa

Dopo circa 40-60 giorni, le piccole tartarughe rompono il guscio e iniziano a emergere dalla sabbia, solitamente di notte, per evitare i predatori e il caldo. Si orientano verso la luce naturale del mare, ma spesso vengono disorientate dalle luci artificiali.

I neonati misurano circa 5 cm e pesano meno di 20 grammi. Hanno un carapace scuro e una forma affusolata, adatta al nuoto. Sono immediatamente autonomi, ma estremamente vulnerabili: il 95% dei piccoli non supera la prima settimana di vita e meno di 1 su 1000 raggiungerà l’età adulta.

La crescita

Durante i primi anni di vita, i piccoli trascorrono il tempo in mare aperto, nascosti tra le macroalghe galleggianti come il Sargassum. Essendo molto vulnerabili, si proteggono grazie a delle spine chiamate “keel”, che crescono sul carapace e scompaiono con la crescita. Questa fase pelagica può durare fino a 10 anni ed è essenziale per la crescita e lo sviluppo.

La Caretta caretta raggiunge la maturità sessuale tra i 20 e i 30 anni. A quel punto, le femmine iniziano il ciclo migratorio che le porterà nuovamente sulle spiagge natie per la deposizione.

Non si sa esattamente come riescano a praticare la “filopatria”, ma secondo alcune teorie sarebbero in grado di orientarsi grazie al campo magnetico terrestre.

Una giovane Caretta caretta in superficie alla ricerca di organismi marini
Una giovane Caretta caretta in superficie alla ricerca di organismi marini

Le minacce

Le minacce che mettono in serio pericolo le popolazioni di Caretta caretta sono molteplici e possono essere di tipo diretto o indiretto. Tra le minacce dirette rientrano tutte quelle attività umane che causano la morte immediata dell’animale, come la pesca e l’inquinamento. Tra le minacce indirette, invece, si includono tutte le attività che non uccidono direttamente gli individui, ma che hanno un impatto significativo sulla popolazione nel suo complesso.

Una specie in pericolo

La tartaruga comune (Caretta caretta), come tutte le altre specie di tartarughe marine, è presente nella Lista Rossa dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). A livello globale, la tartaruga comune è classificata come EN (In Pericolo), mentre nel Mediterraneo è considerata VU (Vulnerabile).

Blue Conservancy IUCN Red List Caretta caretta

Negli ultimi anni, lo stato di conservazione nel Mediterraneo è decisamente migliorato grazie ai numerosi programmi di tutela. Tuttavia, la sorte della Caretta caretta resta fortemente legata alla continuità di questi interventi: se dovessero cessare, la situazione potrebbe peggiorare rapidamente a causa delle molteplici minacce che affronteremo nei prossimi paragrafi.

Amo da palangaro conficcato in bocca di una tartaruga comune
Amo da palangaro conficcato in bocca di una tartaruga comune

La pesca

La pesca è la principale causa di mortalità per tutte le specie di tartarughe marine, in particolare per la Caretta caretta, a causa delle sue abitudini alimentari.

Ogni anno, solo nel Mar Mediterraneo, circa 150.000 tartarughe marine vengono catturate accidentalmente. Di queste, circa 50.000 muoiono durante la cattura, mentre le altre, spesso ferite, vengono rigettate in mare, e abbandonate al proprio destino, che nella maggior parte dei casi equivale alla morte.

Poiché prive di valore commerciale, le tartarughe vengono scartate insieme ad altri animali marini considerati “bycatch” (catture accidentali), come squali, cetacei e pesci non target.

Le tecniche di pesca che causano il maggior numero di interazioni con le Caretta caretta sono numerose, ma due in particolare risultano le più impattanti: il palangaro e la pesca a strascico.

Queste pratiche, ampiamente diffuse nel Mediterraneo, vengono impiegate a seconda delle caratteristiche del fondale e rappresentano una seria minaccia per la sopravvivenza della specie.

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L’inquinamento

Anche l’inquinamento rappresenta una minaccia grave per le tartarughe marine. Tutte le specie si nutrono di organismi come meduse e salpe, che spesso somigliano a sacchetti o frammenti di plastica galleggianti.

Quando ingerita, la plastica può accumularsi nello stomaco, causando occlusioni intestinali e impedendo all’animale di alimentarsi, fino a provocarne la morte.

Tuttavia, il problema più grave legato all’inquinamento da plastica resta l’intrappolamento. Sulla superficie del mare galleggiano numerosi rifiuti, molto spesso attrezzi da pesca abbandonati, che fungono da habitat per piccoli organismi, attirando le tartarughe alla ricerca di cibo.

Nel tentativo di alimentarsi, gli animali possono rimanere impigliati con le pinne o il collo. Nella migliore delle ipotesi, l’esemplare coinvolto può perdere un arto. Nella peggiore, non riuscendo più a risalire in superficie per respirare, muore annegata.

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Una giovane Caretta caretta intrappolata in un cumulo di rifiuti alla deriva.
Una giovane Caretta caretta intrappolata in un cumulo di rifiuti alla deriva
Tartaruga marina Caretta caretta, con il carapace fratturato dalla collisione con un natante mentre respirava in superficie.
Tartaruga marina Caretta caretta, con il carapace fratturato dalla collisione con un natante mentre respirava in superficie.

Il traffico nautico

Un’altra minaccia frequente, soprattutto nell’area dello Stretto di Messina, particolarmente trafficata, è rappresentata dalle collisioni con le imbarcazioni.

Le tartarughe marine trascorrono molto tempo in superficie per respirare e regolare la temperatura corporea sfruttando il calore del sole. In questa fase sono particolarmente vulnerabili e, purtroppo, vengono spesso colpite da natanti in transito.

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Le minacce indirette

Esistono anche una serie di minacce silenziose, che non fanno notizia ma che hanno un impatto significativo non solo sulle popolazioni di tartarughe comuni, ma sull’intero ecosistema marino.

Crisi climatica

Il riscaldamento globale è la minaccia più silenziosa tra tutte. Le tartarughe marine sono animali eterotermi, il che significa che la loro vita dipende dagli equilibri climatici del pianeta.

Sin dallo sviluppo embrionale, la temperatura gioca un ruolo fondamentale: il sesso dei piccoli dipende infatti dalla temperatura media all’interno della camera di incubazione. Se questa aumenta, cresce anche la percentuale di femmine.

Ecco perché il riscaldamento globale rappresenta una seria minaccia per la specie: in futuro potremmo assistere a uno sbilanciamento nella popolazione, con una netta prevalenza di esemplari femmina.

Rappresentazione della crisi climatica sugli oceani ( immagine generata con AI)
Simulazione del riscaldamento globale sugli oceani (generata con intelligenza artificiale)
Rappresentazione dell'erosione costrieta. Problema particolarmente accentuato in Italia (immagine generata con AI)
Simulazione di erosione costiera (generata con intelligenza artificiale)

La perdita di habitat

La costruzione di strade, lungomari, stabilimenti balneari e strutture ricettive sugli arenili sta rapidamente cancellando gli habitat naturali delle tartarughe marine.

Inoltre, spiagge e dune sono tra gli ambienti più dinamici in natura: la realizzazione di opere in cemento impedisce al mare di modellare liberamente questi elementi, favorendo l’erosione costiera.

Tutto ciò rappresenta una seria minaccia per la Caretta caretta, soprattutto in Italia, dove le aree costiere naturali sono ormai sempre più rare.

Mezzi meccanici sugli arenili

Ruspe, trattori e altri mezzi meccanici utilizzati per la pulizia degli arenili rappresentano un serio problema, non solo per le tartarughe marine, ma anche per tutte le specie che vivono sulla spiaggia e sulle dune.

In Italia, la pulizia meccanizzata delle spiagge è una pratica molto diffusa, e in diversi casi si sono verificati episodi in cui nidi di Caretta caretta sono stati accidentalmente distrutti.

Simulazione di una ruspa che spiana l'arenile (immagine generata con AI)
Simulazione di una ruspa che spiana l'arenile (generata con l'intelligenza artificiale)

La conservazione della specie

In Italia e nel mondo esistono numerosi programmi di conservazione. Tra questi, i Centri di Recupero per le Tartarughe Marine rappresentano uno strumento molto efficace per la salvaguardia di questi animali. Blue Conservancy gestisce il CRTM di Brancaleone da quasi vent’anni.

Tartaruga comune caretta caretta ferita da entanglement da una lenza da pesca
Tartaruga comune caretta caretta ferita da entanglement da una lenza da pesca

I centri di recupero

Un centro di recupero è un vero e proprio ospedale per tartarughe marine, che si occupa di soccorrere, curare e rilasciare in mare gli esemplari ritrovati in difficoltà, vittime della pesca e dell’inquinamento.


Grazie al lavoro di veterinari specializzati, si interviene su tartarughe ferite da reti, ami e plastica, con l’obiettivo di restituirle alla libertà.

I centri di recupero per tartarughe marine hanno avuto un ruolo fondamentale non solo nella salvaguardia degli animali – curando e liberando migliaia di esemplari – ma anche nel cambiamento dell’opinione pubblica.

Quando nel 2006 abbiamo aperto il CRTM di Brancaleone, si parlava pochissimo di tartarughe marine. Oggi, dopo quasi vent’anni, la consapevolezza è completamente cambiata.

Blue Conservancy si occupa di tartarughe marine sin dal 2006 e ad oggi, gestisce uno dei Centri di Recupero più importanti d’Italia.

Tutela delle spiagge

Un’altra attività molto importante per la salvaguardia delle Caretta caretta, soprattutto in Italia, è la gestione delle deposizioni che avvengono sulle spiagge italiane. Le associazioni che si occupano di questo aspetto della conservazione monitorano e proteggono le deposizioni e le schiuse.

Gruppi di volontari si occupano di recintare, sorvegliare e proteggere da malintenzionati e, nelle aree più vulnerabili anche da predatori, i nidi deposti sulle spiagge di tutto il mondo e, al momento della schiusa, vigilano affinché i piccoli raggiungano il mare senza problemi.

Nido di Caretta caretta in Calabria. Foto Caretta Calabria Conservation

Approfondimenti

La Caretta caretta, comunemente conosciuta come tartaruga marina comune o tartaruga carretta, appartiene al vasto dominio degli Eukaryota, che include tutti gli organismi con cellule dotate di nucleo.

Fa parte del regno Animalia, che comprende tutti gli animali, e del phylum Chordata, che raggruppa gli esseri viventi dotati di corda dorsale almeno in una fase dello sviluppo.

Dal punto di vista della classe, rientra nei Rettili (Reptilia), un gruppo di vertebrati terrestri e acquatici con pelle ricoperta da squame e respirazione polmonare.

Appartiene all’ordine Testudines, che include tutte le tartarughe, sia marine che terrestri, distinguibili per il caratteristico guscio rigido.

La Caretta caretta è inserita nella famiglia Cheloniidae, che comprende le tartarughe marine con pinne anteriori allungate e guscio relativamente piatto. Il genere Caretta è monotipico, ovvero contiene una sola specie: Caretta caretta (Linnaeus, 1758).

Tassonomia della Caretta caretta
Livello Classificazione
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Testudines
Famiglia Cheloniidae
Genere Caretta
Specie Caretta caretta

Conclusioni

La Caretta caretta è molto più di una semplice tartaruga marina: è un simbolo di equilibrio e biodiversità nel Mediterraneo. La sua sopravvivenza dipende dalla nostra capacità di proteggere gli habitat, ridurre le minacce e sostenere i programmi di conservazione. Ogni azione, anche la più piccola, può fare la differenza per queste creature straordinarie. Difendere la Caretta caretta significa prendersi cura del mare e del futuro del nostro pianeta.

Filippo Armonio, attualmente Presidente di Blue Conservancy Ets, da oltre vent’anni si occupa della salvaguardia delle tartarughe marine in Calabria, come volontario. Fotografo di professione con una grande passione per l’ambiente e gli oceani, si batte ogni giorno per difendere il mare dalle attività umane.

Filippo Armonio, attualmente Presidente di Blue Conservancy Ets, da oltre vent'anni si occupa della salvaguardia delle tartarughe marine in Calabria, come volontario. Fotografo di professione con una grande passione per l'ambiente e gli oceani, si batte ogni giorno per difendere il mare dalle attività umane.

L'autore

Filippo Armonio