La falsa etica della pesca sportiva
Capita spesso di sentire che la pesca sportiva sia una pratica più etica della pesca professionale, questo perché alcuni – dicono – il pesce catturato viene rilasciato vivo. Ma davvero questo la rende innocua? Immaginiamo per un attimo di essere uno squalo che abbocca a un grosso amo in acciaio inox, collegato a un filo intrecciato ad alta resistenza e trascinato da una potente canna in fibra di carbonio.
Il combattimento può durare ore e, anche se l’animale riesce a liberarsi, quali sono le probabilità di uscire illeso? Oltre alle fratture interne, c’è il trauma di una lunga lotta per la sopravvivenza. È difficile credere che un’esperienza simile non lasci conseguenze fisiche e psicologiche.
L’esempio drammatico dello squalo azzurro
Un esempio lampante è il caso documentato dal fotografo e videomaker Joe Romeiro, che ha immortalato uno squalo azzurro con la mascella completamente distrutta mentre cercava di liberarsi da un amo da pesca sportiva. Senza una mascella funzionale, uno squalo non può nutrirsi: una condanna a morte lenta e crudele per un animale già minacciato dalla pesca eccessiva e dal bycatch.
Romeiro ricorda che gli squali vengono catturati più velocemente di quanto riusciamo a comprenderne il ruolo ecologico e che tornei e attività di pesca sportiva continuano a metterne a rischio la sopravvivenza.

Un problema che riguarda tutti i mari
Questi episodi non sono rari. Nel 2019, lungo la costa ionica, un squalo capopiatto fu trascinato vivo con il palangaro, probabilmente per un macabro “trofeo”. Una volta vicino alla riva, il pescatore lo liberò, ma l’animale morì poco dopo in agonia. Storie come questa dimostrano che la pesca sportiva può essere letale quanto quella industriale.
Decine di studi scientifici avvertono che, senza un cambio di rotta, potremmo assistere a un collasso degli ecosistemi marini nel giro di pochi decenni. Gli equilibri dei nostri mari sono fragilissimi: basta poco per alterare catene alimentari complesse e minacciare intere specie.
Informare per cambiare rotta
La pesca sportiva, spesso considerata un innocuo passatempo, nasconde sofferenza e conseguenze ecologiche profonde. Blue Conservancy lavora ogni giorno per contrastare questo problema attraverso programmi di educazione ambientale, incontri con le scuole e campagne di sensibilizzazione.
Informare e coinvolgere le persone è l’unico modo per proteggere squali, tartarughe marine e l’equilibrio vitale degli oceani. Solo con maggiore consapevolezza possiamo ridurre l’impatto umano e garantire un futuro ai nostri mari.
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