Campione di velocità e resistenza
Conosciuto anche come squalo mako pinna corta, l'Isurus oxyrinchus appartiene alla famiglia dei Lamnidi, la stessa del grande bianco. La sua muscolatura potente e l’idrodinamica silhouette lo rendono un campione di velocità e resistenza.
La capacità di termoregolazione gli permette di mantenere la temperatura corporea leggermente superiore a quella dell’acqua, conferendogli un vantaggio nei lunghi spostamenti oceanici.
Distribuzione nel mondo
Lo squalo mako pinna corta (Isurus oxyrinchus) ha un’ampia distribuzione cosmopolita, presente in tutti gli oceani temperati e subtropicali, tra circa 50° N e 50° S di latitudine.
Predilige acque pelagiche profonde ma non eccessivamente fredde, spostandosi abitualmente tra la superficie e i 150–200 metri, con occasionali discese fino a 500 metri.
È particolarmente abbondante nell’Atlantico occidentale, lungo la costa orientale del Nord America fino al Golfo del Messico e al Mar dei Caraibi. Nell’Atlantico orientale dalle Azzorre al Sudafrica.
Nel Pacifico è diffuso dalle acque del Giappone e della Cina fino alla Nuova Zelanda, nonché lungo le coste occidentali delle Americhe, dal Canada al Cile.
Popolazioni consistenti si trovano anche nell’Oceano Indiano, specialmente tra Madagascar, India e Australia occidentale. Studi di marcatura mostrano che questi squali compiono lunghe migrazioni transoceaniche.
Questi animali seguono le correnti e le rotte di tonni e altri grandi pesci pelagici, coprendo anche migliaia di chilometri in poche settimane.
Distribuzione nel Mediterraneo
Nel Mar Mediterraneo lo squalo mako pinna è considerato una specie pelagica rara ma costantemente presente. Le segnalazioni sono più frequenti nel bacino occidentale tra Mar di Alborán, coste spagnole e francesi, Baleari e Sardegna, fino al Tirreno e al Mar Ligure.
Presenze regolari si registrano anche nel Canale di Sicilia, nel Mar Ionio e nel Mar Egeo, mentre avvistamenti sporadici avvengono nell’Adriatico e nel Levantino orientale.
Le analisi genetiche indicano che la popolazione mediterranea è in parte isolata da quella atlantica, pur mostrando scambi occasionali attraverso lo Stretto di Gibilterra.
Gli individui preferiscono acque profonde e aperte, ma possono avvicinarsi alle coste quando seguono branchi di tonni o pesci azzurri. Questi animali, in estate tendono a risalire verso il Mar Ligure e l’alto Tirreno. Mentre in inverno si concentrano nelle zone più meridionali e nel Canale di Sicilia, probabilmente seguendo le migrazioni delle prede e le variazioni di temperatura.
La pressione di pesca nel Mediterraneo, in particolare da parte della palangari pelagici destinati al tonno e al pesce spada, ha però ridotto drasticamente gli avvistamenti e la densità di popolazione rispetto a qualche decennio fa (vedi l'articolo squali del Mediterraneo).
Biologia e caratteristiche dello squalo mako
Lo squalo mako pinna corta (Isurus oxyrinchus) è un predatore pelagico tra i più veloci e potenti dell’oceano. Appartenente alla famiglia dei Lamnidi, mostra una combinazione unica di adattamenti evolutivi che gli consentono di cacciare prede veloci e di affrontare lunghe migrazioni transoceaniche.
La sua muscolatura robusta, la forma idrodinamica e la capacità di mantenere la temperatura corporea superiore a quella dell’acqua circostante lo rendono un esempio di specializzazione estrema tra gli squali.
Dimensioni e crescita
Il mako può raggiungere in media i 3–3,5 metri di lunghezza, con esemplari eccezionali che superano i 4 metri e un peso che può arrivare oltre i 500 kg.
Cresce lentamente: i maschi raggiungono la maturità intorno ai 7–8 anni, mentre le femmine impiegano fino a 18 anni. Questa crescita lenta, unita a una bassa fecondità, rende la specie particolarmente vulnerabile alla pesca e ad altre pressioni antropiche.
Regolazione della temperatura
A differenza della maggior parte degli squali, il mako è parzialmente endotermo. Un sistema di scambiatori di calore, noto come rete mirabile, gli permette di mantenere la temperatura dei muscoli e di organi vitali leggermente più alta rispetto a quella dell’acqua.
Questa caratteristica gli conferisce un vantaggio fondamentale: maggiore efficienza muscolare, riflessi più rapidi e resistenza anche in acque relativamente fredde durante le migrazioni.
La pelle
La pelle del mako è rivestita da denticoli dermici minuscoli e sovrapposti, che riducono la resistenza idrodinamica e limitano l’adesione di parassiti.
La colorazione è un elegante blu metallizzato sul dorso e bianca sul ventre, un esempio di contro-ombreggiatura che lo mimetizza sia dall’alto che dal basso, proteggendolo e aiutandolo nella caccia.
Vista e olfatto
Dotato di un’acuità visiva straordinaria, lo squalo mako percepisce con nitidezza anche in condizioni di scarsa luminosità, fondamentale per le cacce in profondità o al crepuscolo.
Il suo olfatto, tra i più sviluppati nel regno animale, gli consente di avvertire tracce di sangue a chilometri di distanza e di distinguere minime variazioni chimiche nell’acqua, combinando i due sensi per individuare con precisione le prede.
Alimentazione
Predatore opportunista ma selettivo, si nutre soprattutto di pesci pelagici veloci come tonni, sgombri e pesci spada, oltre a cefalopodi come i calamari.
Può compiere scatti improvvisi che superano i 70 km/h, qualità che lo rende uno degli squali più rapidi in assoluto. La dieta varia in base alla disponibilità di prede e all’area geografica, ma resta sempre ad alto contenuto proteico.
Riproduzione
Lo squalo mako pinna corta è ovoviviparo, un sistema riproduttivo raro tra i pesci. Dopo la fecondazione interna, le uova restano nell’utero e gli embrioni si sviluppano nutrendosi inizialmente del proprio sacco vitellino.
Nelle fasi più avanzate avviene la cosiddetta oofagia: gli embrioni più grandi si alimentano delle uova non fecondate prodotte dalla madre, assicurandosi così un apporto nutritivo ricco e costante. Questo meccanismo garantisce la nascita di piccoli già robusti e perfettamente formati.
La gestazione dura 15–18 mesi, e le femmine partoriscono da 4 a 18 piccoli lunghi circa 60–70 cm. Dopo il parto trascorre almeno un anno prima che una nuova gravidanza possa iniziare, portando a un ciclo riproduttivo di circa tre anni, tra i più lenti tra gli squali pelagici.
La maturità sessuale arriva tardi: 7–8 anni per i maschi, fino a 18 anni per le femmine. Questa combinazione di bassa fecondità e lunghi intervalli tra le cucciolate rende la specie estremamente vulnerabile alla pesca e ad altre pressioni umane.
Aree riproduttive nel mondo
Le conoscenze sulle aree di riproduzione del mako provengono soprattutto da catture di femmine gravide e neonati. Le principali zone individuate si trovano:
Atlantico nord-occidentale, in particolare lungo la costa orientale degli Stati Uniti e nel Golfo del Messico.Atlantico sud-occidentale, tra Brasile e Argentina.Pacifico orientale, al largo della California e del Messico.Pacifico sud-occidentale, lungo le coste di Nuova Zelanda e Australia orientale.
Queste aree offrono acque temperate e ricche di prede, con condizioni favorevoli alla gestazione e alla sopravvivenza dei piccoli.
Aree riproduttive nel Mediterraneo
Nel Mar Mediterraneo le informazioni sono più frammentarie. Alcune ricerche e catture occasionali di femmine gravide suggeriscono possibili zone di riproduzione nel bacino centrale e nel Mar Ionio, oltre che nel Canale di Sicilia e nel Mar Egeo.
Tuttavia, non sono stati identificati nursery sites ben definiti come in altri oceani. Gli studiosi ipotizzano che le acque profonde e temperate del Mediterraneo centro-meridionale, ricche di pesci pelagici, possano fungere da aree di gestazione e parto, ma i dati restano limitati a causa della natura pelagica e delle difficoltà di monitoraggio di questa specie.
Le minacce principali dello squalo mako
Nonostante la sua velocità e l’apparente invincibilità, lo squalo mako pinna corta è oggi una delle specie di squalo più vulnerabili. Il declino non deriva da un singolo fattore, ma da una combinazione di pressioni umane che agiscono su scala globale e locale.
La sua biologia a crescita lenta, la maturità sessuale tardiva e il basso tasso riproduttivo lo rendono incapace di compensare rapidamente le perdite causate dalla pesca intensiva e dalle catture accidentali.
Le flotte pelagiche industriali, che mirano a tonni e pesce spada, catturano ogni anno migliaia di mako come bycatch, spesso senza possibilità di rilascio in vita.
La carne, apprezzata per consistenza e sapore, e le pinne, richieste nei mercati asiatici, incentivano ulteriormente la pesca mirata o il trattenimento degli individui catturati incidentalmente.
A ciò si aggiungono l’inquinamento marino, la riduzione delle prede dovuta all’overfishing e il cambiamento climatico, che altera correnti e distribuzione delle specie di cui il mako si nutre.
Questa somma di fattori ha portato l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) a classificare il mako pinna corta come “In Pericolo” a livello globale, spingendo molti Paesi a introdurre limiti o divieti di pesca.
Tuttavia, l’applicazione delle misure di protezione rimane disomogenea, e senza una cooperazione internazionale efficace il rischio di un ulteriore crollo delle popolazioni resta elevato.
La pesca è la principale causa di mortalità dello squalo mako
La pesca rappresenta il fattore di rischio più grave per lo squalo mako, sia a livello globale che nel Mediterraneo. Nonostante non sia sempre l’obiettivo primario delle flotte, il mako è una vittima frequente della cattura accidentale (bycatch) nelle lunghe linee di palangaro destinate a tonni e pesce spada.
Questi attrezzi, che possono estendersi per decine di chilometri, intercettano squali che rimangono agganciati per ore, spesso senza possibilità di sopravvivere al rilascio.
In molte aree del mondo, tuttavia, il mako è anche oggetto di pesca mirata. La sua carne, compatta e priva di eccessivo sapore “ferroso”, è considerata di alta qualità e venduta fresca o congelata sui mercati internazionali.
Le pinne, utilizzate per la tradizionale zuppa di pinne di squalo, hanno un valore economico elevato, incentivando la ritenzione anche quando la cattura è ufficialmente “accidentale”.
La combinazione di crescita lenta, maturità sessuale tardiva e bassa fecondità significa che le popolazioni non riescono a rimpiazzare le perdite al ritmo delle catture.
Nel Mediterraneo, prima del divieto ICCAT del 2019, le catture stimate superavano le diverse centinaia di tonnellate annue, con un forte calo documentato delle taglie medie e della frequenza di avvistamenti.
Anche dopo l’entrata in vigore delle restrizioni, la sorveglianza resta difficile: i palangari per il tonno e il pesce spada continuano a rappresentare una minaccia perché il rilascio vivo non è sempre possibile, specialmente se gli animali sono gravemente feriti.
Senza un’applicazione rigorosa dei divieti e una riduzione effettiva del bycatch, la pressione esercitata dalla pesca potrebbe continuare a determinare un declino significativo della specie, compromettendo il suo ruolo ecologico di predatore apicale.
Normative di tutela nel Mediterraneo
Nel Mar Mediterraneo la gestione dello squalo mako pinna corta è regolata principalmente dalle decisioni dell’ICCAT (Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tunnidi dell’Atlantico), che nel 2019 ha imposto un divieto totale di trattenimento degli esemplari catturati, vivi o morti, sia per la pesca commerciale che sportiva.
L’Unione Europea ha recepito queste misure attraverso i regolamenti annuali sulla pesca, stabilendo che tutti i mako accidentalmente catturati debbano essere rilasciati immediatamente, se possibile senza arrecare danno.
Ulteriori linee guida della Convenzione di Barcellona e dell’Accordo ACCOBAMS (per la protezione dei cetacei e di altre specie marine migratrici) rafforzano la necessità di monitoraggio e riduzione delle catture accessorie.
Nonostante questi strumenti, l’efficacia della tutela dipende dal controllo in mare e dalla collaborazione dei diversi Paesi costieri: le differenze nell’applicazione delle norme e la difficoltà di verificare il rilascio effettivo rappresentano ancora una sfida cruciale per la conservazione della specie nel bacino mediterraneo.
Approfondimenti
Il mako pinna corta (Isurus oxyrinchus) appartiene alla famiglia dei Lamnidae, lo stesso gruppo del grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) e dei Lamna.
È uno squalo pelagico della sottoclasse Elasmobranchii (squali e razze), caratterizzato da corpo idrodinamico, denti aguzzi e una parziale endotermia tipica dei lamnidi.
Nel genere Isurus sono riconosciute due specie: il mako pinna corta (I. oxyrinchus) e il mako pinna lunga (I. paucus), quest’ultimo più raro e con pinne pettorali significativamente più lunghe.
Curiosità sullo squalo mako
Lo squalo mako pinna corta è tra gli squali più affascinanti. Veloce, temibile e misterioso e altrettanto vulnerabile alle pressioni antropiche. Di seguito alcune curiosità di questa meravigliosa creatura.
Il più veloce tra gli squali
Il mako pinna corta è considerato lo squalo più veloce del mondo: grazie ai suoi muscoli ricchi di fibre rosse e alla termoregolazione interna, può raggiungere punte di 70 km/h, con scatti fulminei per catturare prede veloci come tonni o pesci spada.
Un salto fuori dall’acqua degno di un delfino
Durante la caccia o quando tenta di liberarsi da un amo, il mako è in grado di compiere salti spettacolari fino a 6–7 metri fuori dall’acqua, un comportamento raro tra gli squali pelagici.
Denti “taglia-nastro”
I denti del mako sono sottili, ricurvi e privi di seghettature: un design perfetto per afferrare e trattenere pesci scivolosi. Si rigenerano continuamente, e ogni squalo può perderne e ricrescerne fino a 20.000 nel corso della vita.
Uno squalo antico ma moderno
Il genere Isurus ha origini che risalgono a circa 60 milioni di anni fa, poco dopo l’estinzione dei dinosauri. La morfologia del mako è cambiata pochissimo nel tempo, segno di una straordinaria efficienza evolutiva.
I giovani nascono già predatori perfetti
Alla nascita, i piccoli mako sono lunghi circa 70 cm e completamente autonomi: iniziano subito a cacciare piccoli pesci e calamari, senza alcuna cura parentale.